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Tensione in Chiapas

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Sale la tensione in Chiapas dove mi trovo per una collaborazione con l'associazione Ya basta! Italia che sostiene le comunità autonome zapatiste qui presenti nel territorio. In questi giorni si sarebbe dovuta svolgere una carovana di osservazione e appoggio ai vari progetti portati avanti nelle diverse realtà comunitarie il cui programma è stato del tutto sconvolto a causa degli ultimi sviluppi della repressione governativa. Gli zapatisti, infatti, hanno deciso di chiudere i caracoles (luoghi amministrativi e interfaccia tra le diverse comunità presenti in una determinata zona e il mondo esterno) e non accettare nazionali e internazionali al loro interno in via preventiva perché "impossibilitati a garantire la loro protezione" in seguito ad un innalzarsi del livello di oppressione da parte del governo che ha concentrato numerose unità militari qui in Chiapas. Già da tempo  si registravano episodi preoccupanti dovuti alla strategia della guerra di bassa intensità con la quale le comunità zapatiste sono state costrette in uno stato d'assedio e più volte provocate con aggressioni agli appartenenti e tentativi di omicidio. Pare che  questo stato di tensione sia legato alla data del 1 gennaio 2010, duecentesimo anniversario dell'indipendenza messicana, centesimo anniversario della rivoluzione e sedicesimo anniversario del levantamiento armato zapatista. 

Poco prima che scattasse "l'allarme rosso" con la Giunta del Buon Governo di Oventic (l'organo amministrativo a rotazione ed elezione che rappresenta un esempio massimo di democrazia dal basso) avevamo discusso della loro esperienza di lotta per i diritti dei popoli indigeni e contro il neoliberismo e della lotta di Peppino contro il potere politico mafioso, oltre che delle similitudini tra la violenza oppressiva delle forze paramilitari e militari qui in Messico e della mafia in Sicilia.

Invito tutti a stare in allerta, soprattutto la stampa nazionale onesta e realmente interessata a fare informazione. Le migliaia di kilometri di distanza non contano. In seguito alla globalizzazione è necessario unire tutti i percorsi di resistenza a livello internazionale.

Aggioramento al 02/01/10

Il 1 gennaio è passato senza che sia accaduto nulla. Il silenzio degli zapatisti continua e il governo che aveva usato l'idea di una loro possibile nuova mobilitazione per militarizzare le zone circostanti ai caracoles è rimasto spiazzato. La tensione, quindi è calata anche se è necessario mantenersi vigili visto che la strategia della guerra a bassa intensità continuerà ancora.

M. M.

 

( 6 gennaio 2010 )



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