L’agonia di un partito
Quella del PD del Nord mi sembra l’ultima stronzata partorita dalla mente di chi si rifiuta o non sa fare un’analisi corretta della situazione. Perché, a questo punto, non facciamo un PD del Sud? Forse perché il partito del Sud pretende di farlo Lombardo? Ma quello è un partito autonomo a parole, perché su di esso decidono Berlusconi e il suo vicerè Miccichè. I dirigenti siciliani del PD dovrebbero riflettere su alcune cose: 1) bisogna accantonare la conflittualità tra l’area di provenienza cattolica, ex Margherita, e quella di provenienza comunista; giocare a farsi le scarpe, come avvenuto nelle ultime elezioni per la segreteria regionale, è deleterio; 2) bisogna cambiare il rapporto da “puzzetta al naso” che il PD e le sigle che lo hanno preceduto hanno sempre avuto con i movimenti, specie con quelli ideologicamente vicini: tutto questo comporta che si esca dalla logica del “politbureau”, dove chi entra nel partito deve fare il suo “cursus honorum”, la sua carriera, prima di aspirare a un posto di responsabilità nelle alte sfere: la permanenza, da più di trent’anni, delle stesse facce nel gruppo dirigente, dimostra quanto problematico sia darsi un volto nuovo e dare un’immagine rinnovata, a parte la prosecuzione di carriera attraverso i figli. Tra i tanti errori vanno ricordati la mancata candidatura di Rita Borsellino alla Presidenza della Regione, il rifiuto di sottoporre, come due anni prima, la scelta alle primarie, perché Rita le avrebbe vinte di nuovo, l’imposizione della candidatura di Anna Finocchiaro, ormai del tutto staccata dalle problematiche della Sicilia, il tentativo di silurare Lumia, prima alle nazionali, poi alla segreteria regionale, quello di far passare in un mezzo silenzio la candidatura di Crisafulli e non affrontare di petto il problema, l’esodo di gente come Claudio Fava o Cantafia, che in questo partito non si sono più riconosciuti per le sue troppe accondiscendenze, la mediocre e mummificata segreteria di Genovese, quella attuale di Lupo, che ostenta due facce opposte, quella dell’appoggio a Lombardo e quella ipocrita di una pseudo opposizione, l’esclusione di tanti intellettuali che avrebbero potuto dare un contributo notevole di idee e di azione e che sono stati ignorati perché gli eletti erano stati già decisi, il mancato ritorno ai temi della precarietà del lavoro, specialmente di quella giovanile, dell’utilizzo dei beni confiscati alla mafia, il mancato rapporto con disoccupati, emigranti, senza casa, pensionati minimi, la desertificazione di una politica culturale, oltre che economica, sono tutti terreni su cui il PD dovrebbe decidere di confrontarsi, se non vuole sparire del tutto, almeno nel meridione. Ma tanto, è come parlare al muro.
(rielaborazione di uno spunto su “Sicilia Informazioni” del 19-04 2008)
1968: io c’ero
Quelli erano i tempi in cui le donne bruciavano il reggiseno e si mettevano i pantaloni ( sembra impossibile, ma era scandaloso). Erano i tempi in cui si occupavano le scuole e si pensava di poter fare un mondo migliore. E quale mondo abbiamo ora? Una schiera di "bellissime" con il seno impiantato, le labbra siliconate e le chiappe al di fuori il cui unico obiettivo e´conquistare il "fesso" che le manterrà per tutta la vita. E per il "fesso" l´obiettivo e´avere un posto statale, sicuro, ben remunerato, una grossa macchina e tanti soldi da spendere per "conquistare" la bella di turno.
Questo non e´il futuro che volevamo nel 68. Cos´e´successo?