Stamane due redattori di questa emittente, Salvo Vitale e Pino Maniaci, si sono incatenati presso l’impianto di sollevamento che porta l’acqua della diga Jato al potabilizzatore di Cicala, dal quale viene rifornita di acqua tutta la città di Palermo. Le catene sono state poste presso la manovella di apertura dell’acqua, in modo tale da bloccarne l’afflusso. Per un paio di ore l’erogazione dell’acqua, sia all’aeroporto che a palermo si è fermata. Erano presenti alla manifestazione i 13 operai della Cooperativa irrigua Jato, ai quali da qualche mese è stata spedita una lettera di licenziamento da parte del Consorzio di Bonifica Palermo 2, che dal 2006 gestisce la distribuzione delle acque irrigue nel territorio partinicese e nelle campagne limitrofe di Alcamo, Trappeto, Balestrate, Giardinello . Per la verità tali operai non sono stati mai assunti, se non per i due mesi estivi in cui è stato necessario assicurare un minimo di servizio di irrigazione. Sul posto sono subito intervenute al gran completo le forze dell’ordine, le quali, dopo avere identificato i due “responsabili del sabotaggio” hanno provveduto a inoltrare una constatazione di interruzione di pubblico servizio e, per quel che si dice, di danneggiamento, presupponendo, erroneamente, che l’impianto fosse protetto da qualche lucchetto e che questo fosse stato forzato: la cosa risulta priva di fondamento, in quanto la manovella era priva di custodia e, pertanto chiunque avrebbe potuto manovrarla. Sono intervenuti anche numerosi politici e diverse emittenti televisive, alle quali i due redattori hanno esposto la loro intenzione di rendere noto il problema a un pubblico più vasto e di chiedere l’apertura di un tavolo di trattative con il prefetto e con l’attuale nuovo responsabile del Consorzio di bonifica palermitano, ing. Rinchiuso.
Sul tavolo ci sono tre problemi fondamentali: 1) decidere il futuro dei 13 operai stagionali licenziati 2) decidere la programmazione della prossima stagione irrigua nel territorio servito dalle acque della diga; 3) reperire i finanziamenti e avviare la progettazione e la realizzazione o il rifacimento di una nuova rete di distribuzione, dal momento che la vecchia è diventata un impianto colabrodo, con gravissime perdite e con una serie di interruzioni che lasciano a secco intere campagne, ormai abbandonate alla desertificazione in mancanza d’acqua. Il Consorzio di bonifica palermitano, che avrebbe dovuto servire a razionalizzare la distribuzione delle acque, si è dimostrato, da quando si è insediato, l’ennesimo inutile carrozzone utile solo ai signori della politica per grattare consensi, per distribuire in maniera matematicamente lottizzata tra i vari partiti politici delle fluide maggioranze governative, posti provvisori di lavoro agli amici-amici e per trascurare del tutto la provincia e le sue esigenze, dal momento che la fornitura di acqua a un milione e mezzo di persone della capitale e dei suoi sobborghi, è elettoralmente più redditizia di quanto non possa esserlo l’attenzione all’agricoltura di una porzione di territorio di gran lunga più animata solo nel periodo estivo.
Così si è venuto a verificare il paradosso, tipico di certe zone del sud-Italia, ovvero che la diga è colma d’acqua, ma che l’acqua non arriva nelle campagne. L’impianto irriguo, costruito negli anni ’60, è distribuito su quattro lotti: il primo e il terzo hanno bisogno dei motori per il sollevamento e il pompaggio, mentre il secondo, che fornisce le campagne di Alcamo, e il terzo, che fornisce Balestrate, sono impianti a caduta libera. Il vecchio impianto, fatto in tubi d’amianto,attualmente funziona all’80%: negli anni passati, è stato costantemente puntellato da interventi tampone di ordinaria manutenzione, che, dato il gran numero di perdite, diventava spesso straordinaria e alla quale la regione sopperiva con finanziamenti d’emergenza. Quest’emergenza dura ormai da diversi anni ed è divenuta crisi irreversibile allorchè la Cooperativa Jato , creata per dare, secondo un’intuizione di Danilo Dolci, agli agricoltori la gestione diretta delle acque è stata praticamente espropriata dalle sue competenze e praticamente abbandonata. A ciò si aggiunge che molti contadini che potevano e possono contare sulla fornitura d’acqua senza particolari modalità di controllo, spesso aprono i bocchettoni senza provvedere al pagamento di quanto consumato. I due redattori non sono nuovi a queste forme di protesta: già nel 2007 hanno effettuato uno sciopero della fame davanti ai locali della Cooperativa Jato, sempre per lo stesso motivo. Il responsabile del Consorzio Palermo 2 dott. Rinchiuso si è detto disponibile ad un incontro che avverrà oggi pomeriggio e che, si spera, segni il momento d’inizio di un nuovo atteggiamento e di una nuova politica nei confronti della distribuzione delle acque irrigue nel partinicese, la cui ricchezza è stata, al momento, assicurata dal persistere e dal resistere di un’economia agricola che, contando sulla possibilità di potere irrigare, si è strutturata con pescheti, albicoccheti, aranceti, limoneti, vigneti, uliveti, oltre che su produzioni agricole stagionali. La crisi sta coinvolgendo non solo tutto il settore agricolo, costretto a produrre a prezzi irrisori, ma anche il settore ben più vasto dei consumatori, costretti ad acquistare a prezzi spesso gonfiati dalla catena di distribuzione. Le prospettive per il futuro, a giudicare da alcuni responsabili che, in questi anni si sono localmente occupati della gestione delle acque, non sembrano rosee: le politiche governative nazionali, pilotate dalla Lega, stanno dirottando al Nord buona parte dei finanziamenti , che andrebbero investiti nelle aree geografiche più deboli: per contro si sceglie di regalare soldi ai mafiosi con un’impresa faraonica e inutile, per non dire pericolosa, come il ponte sullo Stretto; le politiche regionali sembrano aprire i mercati di consumo alla merce che proviene da paesi in cui è prodotta a costi di gran lunga più bassi dei nostri, ampliando a dismisura la fascia dell’economia assistita, che comunque è il canale privilegiato del racket dei voti al centrodestra; le politiche locali, provinciali e regionali, sono sempre più prive di fondi d’investimento e sono costrette a razionalizzare le poche risorse per le esigenze minime che giornalmente si affacciano nella gestione del territorio. In questo contesto non è lecito sperare se non per il fatto che la speranza, come nel mitico vaso di Pandora, è l’ultima a morire. E chi di speranza campa… disperato muore.
Salvo Vitale