E’ la seconda volta che Niki Vendola vince le primarie. Se due anni fa si fosse fatta la stessa cosa in Sicilia, anziché imporre d’ufficio la candidatura di Anna Finocchiaro, avrebbe vinto di nuovo Rita Borsellino, che rispetto alla Finocchiaro aveva, senza dubbio, qualche chance in più. Allora i piddini erano sicuri di perdere e non hanno voluto correre il rischio. E’ probabile che, tra i pontefici del PD, D’Alema in testa, si levi qualche voce di contestazione, dal momento che le primarie sono consultazioni di un partito di cui Vendola non fa parte: l’obiezione, in ogni caso, andava fatta prima del voto. Il fatto è che D’Alema, padrino del Bocciato, si sentiva sicuro di vincere ed è andato invece incontro all’ennesima sconfitta della sua carriera politica. Non starei neanche a dire, come Vendola, che ha vinto la voce del popolo su quella degli apparati. E’ vero, ma c’è una verità più profonda. Ha vinto la voce dell’opposizione, ovvero di tutta quella Italia sommersa, che da tempo si è stufata della “linea morbida” che circola da Veltroni, anzi, da Fassino a Bersani , e che continua a rivelarsi perdente. La crescita esponenziale del partito di Di Pietro, la presenza, sia pure divisa, di un 6% di elettori che ancora credono nell’estrema sinistra e che il PD ha abbandonato a se stessi pur di preferire accordi con l’UDC, il successo non preventivato del NoB.Day, sono esempi di aperte manifestazione di quella “voglia d’opposizione” sempre più crescente in un paese in cui i berluscones si stanno prendendo tutto. L’opposizione è tale se la si fa sul serio, altrimenti diventa una sorta di anticamera dell’inciucio, un’adesione alla politica del dialogo che, allo stato di cose, offre in cambio solo briciole e ti chiede la svendita del tuo patrimonio di idee e di lotte. In tal senso Niki Vendola è, o potrebbe essere l’inizio di un nuovo cammino politico, quello dello scontro duro senza sconti , cioè “senza se e senza ma”, necessario rispetto ai caimani che continuano a svilire di significato il ruolo dell’opposizione, per poi fagocitarlo o limitarlo a una presenza da operetta, o, come direbbe Nenni, da “utili idioti”. Non si tratta di un problema recente: il PD ha avuto sempre la puzza al naso nel suo rapporto con i movimenti: i movimenti nascono dal basso e il PD, con tutte le sigle che lo hanno preceduto, è “partito”, con le sue regole, i suoi apparati decisionali, i suoi “cursus onorum”, cioè le trafile per entrare nella graduatoria degli aspiranti “carrieristi politici”. A ciò si aggiunge la costante paura di perdere il consenso dei ceti “moderati” e di essere spinti, come gridano da destra, nelle mani degli “estremisti”, cioè di quei “comunistacci” che costituiscono “l’identità originaria”, di cui, inspiegabilmente, ci si vergogna e che si vorrebbe cancellare, per accreditare l’immagine di un “moderno”(!) partito progressista e trans ideologico. Così, senza essere né carne e né pesce, il PD dimentica tutta una serie di grandi battaglie che potrebbero ridargli “identità perduta, a cominciare da quella di una più equa distribuzione del reddito,”. C’è poi un altro motivo urgentissimo che bisognerebbe porre all’attenzione e al centro dei rapporti con la maggioranza, cioè l’abolizione del “porcellum”, tipico dei sistemi ex-sovietici, che proibisce agli elettori di esprimere la preferenza, per darla solo ai capi dei partiti, e l’individuazione di un sistema elettorale equamente proporzionale, in cui ogni minoranza possa aver voce e ogni partito si misuri con le sue forze, senza truccare le regole con “premi di maggioranza” o con fregole maggioritarie che cancellano la voce dei movimenti minori. Ci sono altre cose su cui il PD dovrebbe cambiare idea, come le proposte di riesumazione, fatte da Violante, dell’immunità parlamentare,di medioevale memoria, le facili inclinazioni verso il presidenzialismo, rischiosa sponda verso l’autoritarismo, le tentazioni di scimmiottamento leghista verso politiche dell’ordine dal chiaro colore razziale, le troppe debolezze verso i privilegi del Vaticano, oltre che verso le sue “imposizioni” su problemi che riguardano e mortificano la capacità di scelta degli individui liberi e consapevoli. Un’altra debolezza ormai quasi irreversibile è l’ inclinazione alla privatizzazione di beni e servizi che dovrebbero essere, come lo sono stati per molti anni, competenza dello stato (scuole, ordine pubblico, forze armate, sanità, politiche agricole, acque): il privato non può che fare i propri interessi, a danno del destinatario finale di un servizio. Evito di parlare di molte altre cose, perché so che è perfettamente inutile, perché il PD preferisce consumare, giorno per giorno, la sua sconfitta, anziché decidere una buona volta di invertire rotta. Negli USA Obama ha vinto perché lo ha fatto!!!. (Salvo Vitale)