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Haiti: per Ilary Clinton Bertolaso è un testa di…..caso

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La vicenda di Bertolaso ad Haiti , come tutte le cose di sapore berlusconiano, ispira, a prima vista, un sorriso di compassione. Domanda : “ Il secondo uomo inviato dalla Provvidenza”, per occuparsi di problemi, e ce ne sono tanti, che riguardano la protezione civile in Italia, che cazzo è andato a fare ad Haiti? Si può tentare qualche risposta: è andato su disposizione del premier, forse perché qualche alto funzionario dell’ONU gli aveva fatto intravedere la possibilità di una nomina a commissario per il coordinamento degli aiuti ai terremotati, oppure, nella speranza segreta che tale nomina arrivasse, grazie agli eccelsi meriti di cui il nostro si sarebbe ricoperto nel corso della sua più che decennale carriera bipartisan di capo della protezione civile italiana. Basti pensare  quale ritorno d’immagine e  quale aumento di prestigio prima per Berlusconi, poi per l’Italia, avrebbe potuto avere tale incarico. Nella vicenda Haiti l’Italia-Berlusconi ha cercato di intrufolarsi in ogni modo, pompando le notizie attraverso i telegiornali, con l’invio, subito, di un piccolo ospedale da campo, promettendo aiuti da reperire a forza di due euro ad SMS, inviando poi la portaerei perla della marina italiana a fare non si sa che cosa, dal momento che le navi non possono attraccare, poiché il porto di Haiti è inagibile. Pur di apparire parte in causa, è stata gonfiata la presenza del numero degli italiani scomparsi, a scendere, progressivamente dagli iniziali 120, a meno di dieci: il primo di essi, spacciato per “vittima” italiana era addirittura un oriundo, nato e cresciuto ad Haiti, da un genitore italiano espatriato molto tempo fa. L’invio di Bertolaso doveva rappresentare la conclusione ultima degli sforzi: “l’uomo forte”  in mezzo a tanti altri uomini disordinati, scoordinati, spesso incapaci o impauriti da problemi di ordine pubblico. Appena messo piede nell’isola, l’uomo ha sparato la sua  bordata, che doveva aprirgli le porte alla nomina ONU, sul “cattivo” funzionamento degli aiuti, cosa sotto gli occhi di tutti, data quindi per scontata: per sua sfortuna è venuto a urtare la suscettibilità degli americani che, nella distribuzione degli aiuti, hanno impiegato, molto più dei vicini Canada e Brasile, uomini e mezzi, senza risparmio. I soliti giornalisti americani che ce l’hanno col povero Berlusconi, hanno gonfiato l’infelice frase, ponendola come un atto d’accusa all’operato degli USA. In Italia si è detto che era stato toccato “l’orgoglio americano”. E’ intervenuta Ilary Clinton, una delle poche donne immuni dal fascino berlusconiano, spacciando la frase di Bertolaso come una battuta “da bar dello sport”,e poi dicendo di essere stata “ferita”, non si sa dove; è dovuto intervenire  Frattini, che  ha “posato”, il nostro grande uomo, affermando che “non era questa la posizione del governo Italiano”’; infine è intervenuto anche il grande premier facendo finta di rimproverare il suo inviato ed esortando tutti a smetterla. Bertolaso ha cercato di metterci una pezza smentendo se stesso e affermando di riferirsi all’attività dell’ONU, non a quella degli americani. Come se gli americani non facessero parte dell’ONU, colpevole forse di non avergli subito dato l’agognato incarico per cui era partito. Certamente Bertolaso, quando ha sparato il suo giudizio, pensava di essere davanti ai 300 morti dell’Aquila e non a 300.000 morti; pensava che, con qualche telecamera al seguito si  poteva far vedere “l’immane sforzo del governo italiano”, magari facendo assistere i soddisfatti telespettatori  alla consegna, di qua a marzo, di qualche casa già pronta per l’uso. Il presidente haitiano ha annunciato che ci vorranno almeno dieci anni per la ricostruzione, ma noi , telecamera a seguito, siamo capaci di fare miracoli: siamo solo all’inizio, quindi aspettiamoci di tutto. Se non sarà possibile, com’è sicuro, fare un po’ di rumore mediatico, il nostro uomo prenderà, a giorni, la mesta via del ritorno, affermando che la colpa dei ritardi, come al solito, è degli altri che non lo hanno voluto prendere in considerazione.

 

(Salvo Vitale)

( 28 gennaio 2010 )



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