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A Padova controllore verifica i biglietti solo ai passeggeri di colore 

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Padova: il conducente della linea serale 12 che collega il centro città all'hinterland, addetto alla verifica dei titoli di viaggio, ha chiesto di esibire il biglietto solo ai passeggeri di colore (una decina), ignorando platealmente tutti gli altri, nonostante fosse salito a bordo un gruppetto di ragazzi e ragazze venete un po' alticci. Alle rimostranze dei pendolari africani che hanno invitato l'autista a controllare tutti, evidenziando che loro avevano un regolare biglietto, l'addetto al controllo ha risposto che "decido io, a mia discrezione, chi controllare". A questo punto è scoppiato il caos, gli immigrati hanno dato (giustamente) del razzista al conducente, con l'autobus bloccato per 15 minuti, mentre anche gli altri passeggeri sollecitavano un controllo uguale per tutti.

 

Alla fine il conducente ha dovuto verificare tutti ed è emerso che erano tre ragazze venete le uniche a non avere il biglietto. Sono scese pure incazzate per acquistarlo al distributore automatico, ma per loro nessuna multa per essere salite a bordo del mezzo senza titolo di viaggio. Si vede che ai locali l'ammenda non si applica. In un Paese civile, quell'autista oggi sarebbe a casa a meditare sulla sua stronzaggine, in Italia troveremo invece chi ne farà un mito razzista. D'altronde pochi giorni fa a Rovigo, durante una partita di basket di ragazzini under 14, era stato l'arbitro marocchino 24enne, da tempo residente in Polesine, a beccarsi sputi e insulti dai genitori padani sugli spalti. Al grido di "negro di merda" e "bastardo torna in Africa", il giovane arbitro è stato quasi aggredito da alcuni spettatori e dall'allenatore. Il tutto è stato sanzionato con 80 euro di multa per gli insulti e 20 per gli sputi. Un esempio di civiltà padana.

( 30 gennaio 2010 )



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