Il giudice Fabio Licata, del tribunale di Palermo, ha assolto con formula piena Pino Maniaci dall’accusa di diffamazione formulata in una delle tante denunce fatte dalla distilleria Bertolino, delle quali s’è ormai perso il conto. I fatti si riferiscono a un articolo letto a Telejato nel 2004, nel quale, riprendendo una frase detta allora dal sindaco Giordano, sull’esistenza di un comitato politico-affaristico-mafioso che faceva capo a Telejato, ribaltavamo questa definizione ipotizzando l’esistenza non di uno, ma di diversi comitati politico-affaristico-mafiosi, dei quali avrebbero fatto parte lo stesso sindaco, gli strani “traccheggi” allora circolanti dietro il progetto della policentro, il senatore dell’Utri, il governatore Cuffaro e la titolare stessa della distilleria. Il giudice ha riconosciuto che Pino Maniaci ha agito all’interno del suo lavoro inerente l’esercizio di cronaca e che ha riportato fatti già assodati. “Si tratta di una importante vittoria dell’informazione democratica, tanto più importante in un momento in cui si è diffusa a macchia d’olio la tendenza a chiudere le voci libere e a uniformare l’informazione secondo gli schemi del regime mediatico controllato da una sola persona che è contemporaneamente presidente del consiglio”, ha commentato Salvo Vitale, che in quell’articolo ci aveva messo lo zampino, anzi tutta la zampa. L’articolo in questione era stato a suo tempo registrato e letto come documento dell’attività di Telejato durante il convegno tenutosi a Partinico, alla sala Gianì nel 2004, sul tema: ”L’informazione in terra di mafia”, con la presenza di molti giornalisti nazionali, tra i quali Sandro Ruotolo.
La redazione di Telejato esprime a Monna Nina tutto il dispiacere per questo ennesimo scacco subito nella sua ossessione maniacale di usare, come detto da lei stessa “la denuncia al posto della pistola”, nei confronti della nostra emittente. Ecco il testo dell’articolo incriminato, che è uno spaccato dei loschi interessi che circolano all’interno del territorio di Partinico:
IL COMITATO POLITICO-AFFARISTICO-MAFIOSO.
Ieri, nell’impatto emotivo causato dalle deliranti espressioni del sindaco Giordano in Consiglio Comunale, non abbiamo fatto qualche riflessione, che, a mente fredda, ci viene naturale.
Il sindaco ha parlato di “menti raffinatissime” (guarda un po’, un sindaco che usa le stesse frasi del giudice Falcone) che eseguono gli attentati e dietro cui ci sta un comitato politico-affaristico-mafioso. Stando ai suoi vaneggiamenti sembra che questo comitato abbia come punto di riferimento e di propaganda Telejato, la quale, all’interno di questo perverso disegno, trasmette false notizie per destabilizzare il paese e provocare quel clima di violenza che poi si manifesta negli attentati ai consiglieri comunali di Forza Italia. Secondo il teorema Giordano, già enunciato altre volte, il consigliere Ottavio Puleo, opera insieme ad esponenti del centro sinistra, i quali, facendo propaganda ostile, turbano la serenità del paese e vogliono destabilizzare la democrazia. E poiché il consigliere Puleo sarebbe autore di un gesto “,mafioso”, quello di tirare uova davanti alla facciata del municipio, mafiosi sono anche tutti quelli che gli reggono il sacco. Guarda un po’!!! Se i mafiosi si limitassero a tirare uova, quanto sangue in Sicilia sarebbe stato risparmiato!!!.
Riteniamo che l’affermazione del sindaco sull’esistenza di un comitato “politico-affaristico-mafioso sia interessante e la segnaliamo, con nota a parte, alle forze dell’ordine, affinché interroghino lo stesso sindaco come “persona informata dei fatti”. Ma cos’è un comitato?
Un “comitato” è costituito da un gruppo di persone che si incontrano per portare avanti obiettivi comuni: supponiamo che questo comitato sia formato dal capo di una grande azienda del Nord che ha deciso di costruire un centro commerciale a Partinico e che ha già speso 16 miliardi per l’acquisto dei terreni, ( gli affari quindi ci sono) , da un senatore siciliano sotto processo per associazione mafiosa e per il quale sono stati chiesti sei anni di carcere: si tratta della stessa persona che fece assumere Vittorio Mangano, capo della famiglia mafiosa di Santa Maria di Gesù come “stalliere” ovvero come guardaspalle in casa nientemeno che di Silvio Berlusconi: stiamo parlando, per chi ancora non l’avesse capito, di Marcello dell’Utri. ( quindi abbiamo la presenza del politico e del mafioso): supponiamo che Dell’Utri cerchi come referente locale il primo cittadino del paese in cui si vuole realizzare il centro commerciale, fra l’altro del suo stesso partito e supponiamo che qualche altro si occupi della compravendita dei terreni, magari consegnando una congrua percentuale sulle vendite alla locale cosca mafiosa: abbiamo un perfetto comitato politico-affaristico-mafioso: è a questo che si riferiva il sindaco?
Ma facciamo un’altra ipotesi: ( signor VHS, dipendente della Bertolino, puoi cominciare a registrare): supponiamo che esista una distilleria che produce 150 mila litri di alcool al giorno, (gli affari ci sono), supponiamo che il suo o la sua proprietaria, a seguito delle manovre di alcuni cattivacci che non si fanno i ca.., scusate, i fatti propri, sia costretta ad adeguarsi ad alcune leggi per lavorare; supponiamo che tra le parentele del titolare della distilleria ci sia un padre, ben quotato nel gruppo che dirige Cosa Nostra e un cognato definito “il ministro dei lavori pubblici di Totò Reina”; supponiamo che sia vero quello che sostiene Giovanni Brusca, e cioè che egli si incontrava con Angelo Siino nel cortile della distilleria per discutere sul rapporto tra mafia e appalti fornito dal tenente Canale; supponiamo che il padrone della distilleria, assieme a tutti gli industriali siciliani che si interessano di vino, si rechino dal Presidente della Regione per dire di cambiare le leggi e lasciarli lavorare in pace e che costui, sotto indagine per associazione mafiosa si riveli subito disponibile a cambiare la legge e ad adattarla secondo le richieste della distilleria; supponiamo infine che il sindaco del paese in cui lavora la distilleria non veda e non senta la puzza e i fumi che questa produce e aspetta che glielo dicano i magistrati; abbiamo anche qua un altro bell’esempio di comitato politico-affaristico-mafioso.
E’ a questi comitati che si riferiva il sindaco? E se non a questi, a quali? In qualsiasi momento la nostra emittente è a sua disposizione perché ci comunichi che cosa sta succedendo nel nostro paese, visto che è così bene informato.