Da oggi al 19 il Papa è in Inghilterra: reciterà due messe: per partecipare, almeno ad una, i fedeli dovranno pagare un biglietto. Per la veglia di preghiera ad Hyde Park, del 18 settembre saranno 10 sterline, mentre 25 se ne pagheranno per la cerimonia di beatificazione del cardinale John Henry a Birminghan, il giorno 19. La cosa ha fatto infuriare i fedeli inglesi, che vedono chiaramente il solito e mai sopito vizietto cattolico della “vendita di cose sacre”, cosa che, in termini teologici si chiama “simonia”, in ricordo si Simon Pietro, il mercante che voleva acquistare dagli apostoli la capacità di fare miracoli. Da quando Gesù, arrabbiatissimo, cacciò i mercanti dal tempio di Gerusalemme, la cosa si è continuamente ripetuta, dalla vendita delle indulgenze, a quella delle reliquie, delle immaginette, delle statuette, delle medagliette, dei quadri, dei crocifissi, dei simboli religiosi di varia estrazione. Ma difficilmente si può combattere contro il potere del denaro e contro l’ignoranza della gente, che spesso attribuisce a questi simboli poteri magici e taumaturgici.
Ma torniamo a casa nostra, cioè a Palermo, dove fervono i preparativi per l’altra visita del papa, che avverrà il 3 ottobre. Il viaggio, come abbiamo già avuto occasione di dire, costerà 2 milioni e mezzo di euro puliti puliti. Tutti coloro che ne capiscono qualcosa, agronomi, biologi, chimici, ambientalisti, hanno fatto rilevare i pericoli che corre il prato verde del Foro Italico. Per farlo sono occorsi anni: il posto, da quando era luogo di stanza di lunapark e attrazioni varie, con il passar del tempo è stato abbellito da palme e fiori, dotato di un impianto d’irrigazione e reso ogni anno più gradevole. Ancora c’è molto da fare, ma di colpo, tutto quello che è stato fatto in questi ultimi anni rischia di essere cancellato in una sola sera. Infatti il papa vi reciterà la sua messa davanti a duecentomila persone, che ridurranno a uno scempio l’erba del prato, impedendogli di respirare e condannandola alla siccità. Si poteva spostare la messa allo stadio o al Palasport, ma il Comune è stato inflessibile: il papa va osannato in uno spazio libero, così come è stato fatto per tutti gli altri papi, costi quel che costi. A questo punto ecco un’alzata d’ingegno: l’erba del prato, che è largo quattro ettari e mezzo, sarà tagliata da appositi tagliaerba, con una falciatura speciale, perché qualche brillante tecnico del verde ha scoperto che, essendo tagliata non potrà essere calpestata. Come dire: se uccidi una persona, questa non potrà più essere uccisa. L’operazione di taglio sarà ripetuta quattro-cinque giorni prima dell’augusta visita papale. Durante i lavori per montare il palco saranno chiusi, guarda un po’ i rubinetti dell’irrigazione, sfidando la resistenza del manto erboso: infatti, il solito geniale tecnico ha scoperto che, se lasciare il prato senz’acqua può farlo seccare, innaffiarlo potrebbe rendere la terra molle e trasformarla in una distesa di fango. Non è stata prevista, come si fa negli stadi per i concerti, una copertura del manto erboso, che costerebbe troppo. Sarà coperto solo il percorso della papa mobile, con speciali lastre chiamate “grelle”, che dovrebbero attutire il peso dell’auto blindata, che, senza papa, pesa 3,7 tonnellate. Alla fine della visita sarà smontato il palco di 600 mq., che ospiterà le sedie di 5000 autorità e i giardinieri del comune utilizzeranno una macchina speciale per “arieggiare”, cioè per sminchiare meglio il terreno devastato: poi ci sarà una transemina, ossia una semina sull’erba già cresciuta, per riempire “eventuali”, cioè migliaia di buchi. Interessante la vignetta su “La repubblica” di ieri: “-Il papa a Palermo….” -“ morto un prato se ne fa un altro”
(S.Vitale)