Erano in tanti, che nessuno ha voluto azzardare cifre: non quelli del centrodestra, che, come al solito, hanno preferito ignorare o snobbare la notizia per loro scomoda, non quelli del centrosinistra, imbarazzati per l’assenza del PD: non abbiamo nemmeno saputo qual’era la differenza tra le stime della questura e quelle degli organizzatori. E non c’erano solo metalmeccanici, ma licenziati, disoccupati, precari della scuola, laureati a spasso, imprenditori sull’orlo del fallimento, gente nauseata dalla marcescente deriva del berlusconismo. Lascia perplessi la presa di distanza del PD, fatta, per quel che è stato detto, per non dispiacere ai centristi di Casini e agli ex-democristiani interni al partito. E così questo partito, che dovrebbe rappresentare la voce più autorevole dell’opposizione, continua a navigare nell’incertezza e nell’illusione di potere trovare qualche approdo nel moderatismo italiano, quando invece da tempo gli italiani hanno mostrato di preferire l’estremismo leghista e berlusconiano, o quello pre-politico di Di Pietro. Prendere le distanze da una manifestazione della FIOM significa non riconoscere come proprio quello che è lo zoccolo duro, il nucleo centrale di un partito che, in altri tempi ha tenuto alta la bandiera della classe operaia. In un momento in cui il padronato cerca di stringere i freni, di ingrassare le proprie tasche a spese delle già vuote tasche dei lavoratori, di estendere a tutti gli operai le condizioni capestro dell’accordo di Pomigliano, consumate con l’assenso di UIL e CISL, c’è ancora un’Italia che resiste e non si vuole arrendere. Come al solito il PD è in forte ritardo sull’analisi di ciò che succede e non riesce ad esprimere un progetto alternativo di società fondata, se non altro, sui principi più elementari del socialismo: da un lato i parrucconi e i burocrati di partito imbalsamati nel loro perbenismo, i polli d’allevamento narcotizzati dalle tv, dall’altro un’Italia del dissenso che cresce a vista d’occhio, che si è rotta le scatole di vivere nella condizione feudale di servo e padrone, che ha voglia di uguaglianza, di lavoro, di pane, di serenità. Un’onda che cresce e che lascia intravedere all’orizzonte una parola che una volta aveva un significato esaltante, adesso sembra essere stata rilegata nell’archeologia: “rivoluzione”.
(Salvo Vitale)