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Minzolini dimettiti! 

Le avventure tragi-comiche di Augusto Minzolini non hanno fine. Stavolta è  il caso di un servizio, a firma di Alessandra Di Tommaso nel TG1 delle 20.00 del 24 novembre 2010. Pur non mancando immagini e video della manifestazione degli studenti, con proteste e manifestazioni in tutt'Italia contro il DDL Gelmini, relativo alla riforma dell'Università, il direttore del TG1 approva un servizio in cui, insieme alle proteste degli studenti che hanno manifestato davanti al Senato, sono state montate immagini di repertorio e relative alla manifestazione del 7 luglio a Roma degli aquilani, in cui sono di maggior impatto visivo gli scontri avvenuti. Chi ha memoria, ricorderà che questa manifestazione fu caratterizzata dalle manganellate ad alcuni aquilani, completamente gratuite da parte delle forze dell'ordine.

Sono già  molte le reazioni sulla rete, in particolare sul social network Facebook, nel vedere le bandiere nero-verdi, rappresentative del capoluogo abruzzese, e le grida degli aquilani, che niente hanno a che fare con le proteste ancora in corso da parte degli studenti. Né si comprende perché il TG del primo canale RAI debba falsificare le notizie con immagini di repertorio, relative a tutt'altra manifestazione.

Le dimissioni di Minzolini (o meglio Menzognini) è il minimo da chiedere. In mancanza di queste, sarebbe ora che qualcuno gli assesti un bel calcio nel sedere e che l'ordine dei giornalisti prenda i provvedimenti necessari, senza tergiversare ulteriormente.

salvatore g., Manchester/UK Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di  questa immagine. 25.11.10 19:50| 

 

Riso Scotti 

La società  "Riso Scotti Energia" è nata per bruciare gli scarti del riso, la cosiddetta "lolla". In tre anni, dal 2007 al 2009, ha bruciato fanghi, cadmio, polveri provenienti dai fumi, arsenico, nichel, piombo. I guadagni erano garantiti dagli incentivi per l'energia rinnovabile, 30 milioni di euro (attraverso il CIP6), dai soldi ricevuti per smaltire rifiuti tossici nocivi delle aziende e dalla vendita dell'impasto residuo come lettiera a allevamenti zootecnici di Lombardia, Piemonte e Veneto. L'impianto di 17.000 metri quadri, appena fuori Pavia, è stato sequestrato, i dirigenti arrestati. I pavesi hanno pagato tre volte: con la quota CIP6 nella bolletta dell'ENEL, con l'aria tossica e con l'assorbimento di sostanze nocive da parte di maiali e pollame. Quanti impianti non a norma esistono in Italia? Chi li controlla? Nessuno. Mereu, capo per la Lombardia della Forestale, ha detto: "E' la prima inchiesta di questo tipo su una centrale a biomasse, Ci vogliono più controlli...". E, soprattutto, vanno eliminati i contributi CIP6, senza i quali non esisterebbero gli inceneritori.

( 1 dicembre 2010 )



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