9 Maggio 2012 a Cinisi
9 maggio, una giornata dedicata “alle vittime del terrorismo”, in omaggio all’assassinio di Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse, nello stesso giorno della morte di Peppino Impastato. L’Associazione Impastato ha scritto, a suo tempo, una lettera al Presidente della Repubblica, invitandolo a rimandare la norma in Parlamento, e a farla integrare con l’aggiunta “alle vittime della mafia”, perché anche i delitti mafiosi sono tipici esempi di terrorismo: in tal senso il giorno dell’omicidio di Moro e di Impastato avrebbe trovato una perfetta sintesi di significato, ma sinora nessuna risposta. Con incredibili voli pindarici si è cercato di creare connessione tra i due fatti, di inventarsi che Badalamenti era stato chiamato da qualche esponente politico per cercare, attraverso qualche mafioso in carcere, a contatto con brigatisti in carcere, di mediare con i terroristi e che avrebbe deciso di uccidere Peppino , perché sapeva della decisione di uccidere Moro , così che l’omicidio di Peppino sarebbe passato in silenzio, sommerso dall’importanza data al primo. A queste fantasie, ( in siciliano “minchiate”), ne sono state aggiunte altre, come quella secondo cui la morte del padre di Peppino sarebbe stata decisa ed eseguita dai mafiosi di Cinisi per avere mano libera nell’eliminazione del figlio: e così un semplice incidente automobilistico è diventato un delitto. Si potrebbe continuare di questo passo su tutta una serie di altri “depistaggi” di cui Peppino è stato vittima, e che non sono solo quelli fatti al momento della sua morte, quando è stato spacciato per un terrorista. Ma torniamo alla giornata.
In mattinata un gruppo di sindaci, che non erano cento, come annunciato in precedenza, si è recato al casolare in cui sono state trovate le tracce di sangue di Peppino e che, dopo decenni di abbandono, dopo che l’Associazione Impastato ne ha chiesto e ottenuto il vincolo, dovrebbe diventare un luogo della memoria. Il proprietario, il farmacista Venuti, si è forse montato la testa per questo posto di poche centinaia di metri quadrati, che confina con la ferrovia, è inedificabile e non vale niente, ed ha chiesto una cifra esorbitante, al punto che la Regione ha deciso di procedere all’esproprio. Non si sa quanto verrà offerto, se il proprietario farà ricorso, e quindi se i tempi si allungheranno, così come non si conoscono le intenzioni di utilizzo e di strutturazione: ci si augura che il posto rimanga così com’è, perché altrimenti perderebbe interamente le sue storiche caratteristiche di luogo in cui è avvenuto il delitto. Dopo di ciò i sindaci si sono recati, seguiti da una massa di studenti, presso la casa di don Tano ed hanno scoperto un manifesto in cui c’era scritta una poesia di Umberto Santino, intitolata “Neppure un passo”, scritta in polemica con il titolo del film “I cento passi”. Paradossalmente, sul marciapiede è stata posta la prima di cento mattonelle che dovrebbero arrivare alla casa di Peppino, secondo un progetto chiamato “I cento pensieri di Peppino”, non si sa se pensieri reali o supposti. E’ qui il problema di fondo che divide molti dei compagni di Peppino da suo fratello e che, anche quest’anno ha portato ad iniziative separate: la pretesa di sapere cosa Peppino avrebbe fatto, cosa avrebbe scelto o cosa avrebbe detto, ovvero il sentirsi depositari unici della memoria di Peppino che, a seconda delle circostanze, diventa un non violento, uno che rispetta le forze dell’ordine, un ateo sì, ma dotato di religiosità, un artista, un uomo politico, uno che crede nelle istituzioni, nelle quali ha cercato di entrare con la scelta elettorale, un esempio di legalità ecc. Quindi no ai cento passi, sì alle cento mattonelle. Sono delle incongruenze difficili da capire. Così com’è difficile capire l’apprezzamento verso il film con questa nota critica. La poesia di Santino, citata , proprio il giorno prima, nel corso del forum sull’identità di Peppino, così recita: “I cento passi – che non hai mai percorso – perché non occorreva – neppure un passo – per ritrovare dentro di te – il sangue dei padri – la voce antica – che raccontava – guerre familiari – atrocità palesi – e complicità segrete – che bisognava chiudere gli occhi per non vederle. – Ora vogliono importi – un’icona che non ti appartiene – e consolare il tuo isolamento – con parole che nascondono – distanze incolmabili –tra storie diverse. – L’amore che non hai avuto – ci obbliga a risponderti: -- le guerre non sono finite – e il silenzio dei vili - continua a inquinare il pianeta – ma la tua figura distrutta – si ricompone lungo un binario – che corre per il mondo, - misura del desiderio, - orizzonte del sogno”. Peppino ridotto a un’icona che non gli appartiene. Ecco il punto. Il progetto è comunque di ampio respiro, è stato finanziato, come annunciato, con 250.000 euro dalla Fondazione per il Sud, assieme al Museo della ndrangheta di Reggio Calabria, e prevede la creazione di “pietre dell’inciampo” (!) con idee, frasi, immagini forniti dagli studenti , con “totem multimediali” (!) , vicini alle parrocchie (!), che conterranno informazioni sulle iniziative socio-culturali dei luoghi e un “portale online” (!) che dovrebbe costituire un sito per ispirare, promuovere e realizzare la lotta alle mafie. I sindaci se ne sono poi andati, perché al corteo del pomeriggio ne sono stati visti pochissimi. Intanto sull’altro fronte, cioè su quello del Forum Antimafia, nella stessa casa del boss, che il Forum ha battezzato, unilateralmente ”Casa Nove maggio”, si parlava dei problemi dei No-Tav in Val di Susa, dai cui paesi è intervenuta una folta delegazione, della crisi che sta strangolando i ceti più deboli e di una serie di drammatiche realtà in lotta per la perdita o per la difesa del posto di lavoro. Anche in questa occasione si sono contemporaneamente intraviste due concezioni diverse di concepire la lotta alla mafia come problema sociale di scontro col potere o come momento istituzionale e commemorativo.
Nel pomeriggio, dalla sede di Radio Aut, a Terrasini, è partito il corteo, con un numero di partecipanti che ogni anno ormai si può dire costante, circa quattromila, provenienti da tutta Italia, ma, nonostante le dichiarazioni di apertura al territorio, gli abitanti di Cinisi, come al solito, erano pochissimi: è giusto, comunque, rilevare che ce n’erano tanti alla veglia di preghiera con don Ciotti. Così come ce n’erano tanti a far casino per le strade per lo scudetto della Juventus. Come ogni anno è stata idealmente riaccesa la Radio Aut da Salvo. Il corteo è snodato per le strade di Terrasini, festoso in qualche parte, incazzato in qualche altra, con una serie di striscioni di realtà in lotta e con lo slogan ossessivamente ripetuto: “Peppino è vivo e lotta insieme a noi, le nostre idee non moriranno mai”. Si è presentato Leoluca Orlando, al quale è stato fatto qualche fischio: qualcuno ha gridato: “Fuori i democristiani dal corteo,” dimenticando che Orlando non è democristiano da più di vent’anni e che la sua candidatura ha spaccato e demolito i partiti di potere in Sicilia. Molti fischi invece a Ferrandelli, il giovane rampante del PD, che contenderà ad Orlando la poltrona di sindaco al ballottaggio e che, di Orlando è stato un pupillo. Stesso copione del primo maggio a Portella della Ginestra e, in buona parte, stessi protagonisti. Inopportuni fischi e inopportune conseguenti polemiche. La notizia non è data dai fischi, ma dalla costante presenza di tanta gente che dice un no convinto alla mafia ed è il segno della Sicilia che vuol cambiare. Il corteo si è concluso con un intervento, dal balcone della casa “Nove Maggio” , di Felicetta Vitale, moglie di Giovanni Impastato e presidentessa di “Casa Memoria” e con la lettura di un documento finale del Forum Sociale Antimafia fatta da Salvo Vitale. Il sindaco ha chiuso tutto con un frettoloso saluto. Questa volta nessuna polemica. I due gruppi che hanno dato vita alle iniziative per il nove maggio nel nome di Peppino e che hanno portato avanti diversi programmi, senza incontrarsi e senza scontrarsi, hanno trovato un momento di sintesi, anche nel corteo, così come lo avevano trovato due giorni prima per la commemorazione di Guido Orlando, un compagno di Peppino recentemente scomparso. Un ricordo e un lungo applauso è stato fatto per Vittorio Arrigoni, ucciso in Palestina lo scorso anno, poco prima della sua venuta a Cinisi e per Guido Orlando. In serata, mentre i ragazzi del Forum consumavano un pezzo di sfincione preparato nella “ Casa nove maggio”, i Modena City Ramblers, che non erano tutti e sette, ma solo tre, hanno chiuso, con un concerto in piazza, le manifestazioni di quest’anno. (S.V.)