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Il 7 novembre 1947 Vito Pipitone, dirigente della federterra di Marsala, viene ucciso dalla mafia.

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L´omicidio, sconosciuto ai più,
è uno dei tanti che negli anni dal 46 al 48 insanguinarono la Sicilia.

Il sindacalista aveva portato avanti diverse battaglie contro il
latifondo ed era riuscito a strappare ai notabili vari feudi, tra cui
alcuni in contrada fiocca, tra marsala e mazara.

Di lui oggi rimane un
circolo dei ds in contrada bambina e forse(non ne sono sicuro) una
strada o un vicolo.

La morte di un uomo 59 anni fa sembra un dettaglio
insignificante oggi, ma una attenta lettura dei fatti e degli omicidi
che hanno preceduto e seguito la morte di Pipitone mostrano uno strano
filo rosso che porta stranamente a una lunga strage di uomini di
sinistra (dirigenti sindacali, dirigenti di partiti di sinistra,
semplici militanti e simpatizzanti) e di attentati a sedi sindacali e
di partito.

Il sospetto dell´esistenza di una strategia ben precisa,
una strategia della tensione, sorge andando a studiare e mettere
assieme con pazienza e dedizione, la striscia di attentati
terroristici portati avanti da banditi e mafiosi, le indagini alquanto
maldestre delle forze di polizia, l´enorme presenza di fascisti e di
centinaia di agenti dei servizi segreti statunitensi. Se dalla piccola
provincia trapanese si sposta l´ottica prima sulla Sicilia, e poi sull´
Italia, per allargare lo sguardo agli avvenimenti internazionali, il
puzzle da ricostruire diventa enorme ma cominciano a chiarirsi una
serie di eventi, omicidi, stragi che altrimenti sembrerebbero senza
senso.

Per chi vuole approfondire, consiglio di leggere alcuni degli
ultimi lavori di Giuseppe Casarrubea o del professor Tranfaglia.

Di
seguito c´è un documento molto interessante. Da notare che gli omicidi
citati sono solo una parte di quelli che effettivamente avvennero in
quegli anni.







Ministero dell'Interno - Gabinetto del Ministro



RISERVATISSIMA..........................................................................................
Roma, 13 novembre 1947

Appunto per il Ministro

Il Dott. Cucugliata
della Segreteria del Presidente della Regione Siciliana comunica i
seguenti dati aggiornatissimi circa gli omicidi e ferimenti in persone
di dirigenti o appartenenti al Partito Comunista Italiano nella
Sicilia.

- Dirigenti sindacali comunisti deceduti:

1) Rag. Accurso
Miraglia - Segretario della Camera del Lavoro di Sciacca - 4/1/46;

2)
Azoti Nicolò - Segretario della Camera del Lavoro di Baucina (Palermo)
- 22/12/46 - il quale sarebbe stato ammazzato per vendetta, secondo gli
accertamenti;

3) Sciortino Filippo - ex dirigente della Federterra -
ucciso a Camporeale il 9/9/47 - al momento dell'uccisione non era più
dirigente della Federterra e risulta ucciso dal fratello per carattere
privato;

4) Maniaci - Segretario della Federterra - ucciso a Terrasini
il 22/10/47;

5) Pipitone Vito, ucciso a Marsala.

A questi vorrebbero
aggiungere l'uccisione di Milistenna Santi, avvenuto a Regalbuto nel
1944.

Solerino Giovanni, Segretario della Camera del Lavoro di Ioppolo
- ferito il 25/11/46 - Le indagini escludono peraltro il movente
politico, confermando che trattasi di vendetta per rancori privati.

-
Comunisti in genere deceduti:

1) Forno Filippo - ad Aragona il
30/XI/1946 - episodio di malavita;

2) Raia Andrea - a Casteldaccia il
5/8/1944 - appartenente ad una squadra di controllo sul grano - di
professione pirotecnico - risilta soppresso per l'azione vessatoria
svolta;

3) Castiglione Giovanni e Scaccia Girolamo - deceduti ad Alia
il 22/12/46 in seguito al lancio di una bomba contro la casa del
Segretario del partito comunista Maggio Giuseppe;

4) Casarubia
Giuseppe - ebanista - e Loiacono Vincenzo - contadino - deceduti a
Partinico in seguito al lancio delle bombe contro sedi di partiti di
sinistra;

5) Macchiarello Pietro - vaccaio - da Ficarazzi - ucciso a
Villabate (Palermo) da altro vaccaio, pregiudicato, per interessi
privati. Lo stesso segretario della Sezione del PCI esclude il movente
politico (occorre tener presente che l'on.le Li Causi lo ha commemorato
ufficialmente);

6) Biondo Giuseppe - mezzadro - ucciso a Santa Ninfa
il 25/9/46 dal proprietario per questioni concernenti i rapporti di
lavoro;

7) Sferrazza Giuseppe - zolfataio - pregiudicato - ucciso a
colpi di pistola il giorno 8/5/46 a Serra di Falco dal zolfataio
democristiano Lo Nobile Angelo in seguito ad una lite fra avvinazzati;

8) Puntarello Giuseppe - Segretario della sezione comunista di
Ventimiglia Siculo - ucciso per errore di persona il 4/12/1945;

9)
Santangelo Giovanni, Vincenzo Giuseppe - pregiudicati - uccisi per
vendetta il 31/10/1946 a Misilmeri.

- Iscritti al PCI feriti:

1)
Cucchiara Vincenzo - contadino - ferito ad Aragona il 25/11/1946 -
episodio di malavita;

2) Mannarà Antonio - Segretario della Sezione
comunista di Canicattì - ferito il 9/1/47 - cause inaccertate;

3)
Adanno Leonardo, Pitti Salvatore, Silvia Giuseppe e Orfia Gaspare,
feriti negli incidenti di Partinico;

4) Rizzo Benedetta - ferita a S.
Giuseppe Iato;

5) Alù Salvatore - Vice presidente della Cooperativa
agricola di Serra di Falco - ferito il 22/9/47.





Nota di
Giuseppe Casarrubea




Leggendo la nota ministeriale si deve
tenere presente che la valutazione che se ne deve ricavare è che il
ministro Scelba, aveva tanto scarso interesse a sapere come stessero le
cose che non badava per nulla all´identità di quei militanti uccisi;
storpiava, ad esempio, i loro nomi. Mio padre, Casarrubea, veniva
indicato indifferentemente per Carubia, Casarubia o Casabia; Addamo
diventava Adanno; Patti si trasformava in Pitti e Salvia in Silvia.
Tanto quei nomi non contavano nulla e non contava neanche la loro
funzione: da dirigenti diventavano semplici iscritti, mai viceversa. Il
ministro giocava al ribasso anche con i morti e naturalmente tutto l´
apparato lo sosteneva. E fin qui piangiamo con un occhio. Quello che
invece non è tollerabile è che i mafiosi vengano indicati assieme ai
dirigenti o militanti politici e sindacali uccisi o feriti. Ad esempio
Gaspare Ofria, sul quale pendevano parecchi processi per omicidio, e,
se non ricordo male, anche delle condanne, era stato certamente ferito
nell´assalto contro la sede del PCI/Camera del Lavoro del 22 giugno
1947 in cui morì anche mio padre. Ma non per la nobile ragione spiegata
dal locale commissario di pubblica sicurezza, ma per quella opposta. E
cioè Ofria, braccio destro di Ignazio Soresi, membro di spicco della
Massoneria locale e nel giro del capomafia Santo Fleres, era nel gruppo
di fuoco degli ignoti (rimasti per sempre tali) che presero d´assalto
quella sezione; aveva la funzione di riferimento logistico, indicava ai
basisti che si accompagnavano con lui (e che evidentemente non erano di
Partinico) le vie da percorrere per l´attacco e la fuga. Era stato
individuato da un ferito, Leonardo Addamo, mentre questi sostava
davanti alla sede del suo partito assieme a mio padre e a Lo Iacono. E
l´Addamo, per difendersi, aveva estratto la sua pistola - regolarmente
denunciata alla ps- e aveva sparato contro l´aggressore. Il
commissario, nel redigere il suo bel verbale fece due operazioni
semplici: 1) dichiarò che la pistola dell´Addamo era carica, e cioè,
che non aveva esploso nessun colpo; 2) incluse l´Ofria tra i feriti
senza per niente distinguere tra vittime e carnefici. Il pubblico
ufficiale, depistando le indagini e falsificando gli atti ed
omettendone altri, faceva il gioco dei criminali. La cosa peggiore è,
però, questa: nella storiografia - anche di sinistra- l´Ofria è passato
per ben 50 anni come vittima, e tale sua condizione attraversò pure la
fase processuale (processo di Viterbo), per la parte civile. Ma a
studiare bene le carte le cose stanno in un modo esattamente
rovesciato. La stessa cosa possiamo dire per Portella della Ginestra.

Non parliamo, poi, del fatto che tutti i sindacalisti assassinati in
quegli anni sono ancora a oggi senza colpevoli. Per citare solo degli
esempi, nel caso di Placido Rizzotto, Luciano Liggio fu
sistematicamente assolto. Il corpo del sindacalista ucciso,
riconosciuto dai familiari, è per lo Stato italiano inesistente, mai
trovato; nel caso di Accursio Miraglia, ucciso il 4 gennaio 1947, non
si è mai aperto un processo; senza nomi sono poi gli assassini di
Calogero Cangelosi, ucciso il 2 aprile 1948 nel paese di Vanni Sacco. E
così possiamo continuare per tutto il ventennio successivo, e molto
dopo ancora. Consegnare ai posteri quanto meno la verità storica dei
fatti è non solo il compito dello storico, è anche il dovere morale di
ogni cittadino di buon senso, purchè non abbia la memoria troppo
corta.

( 20 novembre 2006 )



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