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In manette l'ex vicepresidente della Sicilia Bartolo Pellegrino, è accusato di mafia.

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TRAPANI - "Sbirri e infami". Così Bartolo Pellegrino, da assessore al Territorio della Regione siciliana con presidente Totò Cuffaro, parlava di carabinieri e collaboratori di giustizia. Lo intercettarono quattro anni fa mentre parlava al telefono con esponenti mafiosi del clan di Monreale, poi arrestati.
Dall'incarico di governo dovette dimettersi ma rivendicò l'assoluta libertà di incontrare chi gli pareva e diede una connotazione positiva a quel termine "sbirro" in Sicilia usato solo da mafiosi e criminali per indicare le forze dell'ordine.
Questa volta Pellegrino si è fatto beccare in incontri ravvicinati con i boss di Trapani per conto dei quali - hanno scritto i magistrati della Dda di Palermo che ne hanno chiesto l'arresto - "faceva mercimonio della sua carica politica". Si preparava a presentare il suo partito autonomista "Nuova Sicilia" in connubio con la nuova Democrazia cristiana per le prossime amministrative di maggio individuando candidati graditi ai boss, dicono gli inquirenti. Ma ad ordinare un brusco stop alla campagna elettorale è arrivato l'ordine di custodia cautelare firmato dal gip di Palermo Antonella Consiglio su richiesta del sostituto procuratore della Dda Gaetano Paci e del sostituto procuratore di Trapani Andrea Tarondo. I suoi 73 anni gli hanno concesso il beneficio degli arresti domiciliari ma sono pesanti gli addebiti dai quali dovrà difendersi l'ex vicepresidente della Regione: associazione mafiosa ed estorsione.

Filmato, intercettato e accusato da uno degli imprenditori trapanesi già arrestato nella prima tranche dell'operazione mafia e appalti condotta dalla squadra mobile di Trapani diretta da Giuseppe Linares. Da Antonino Birrittella, ex presidente del Trapani calcio, Pellegrino avrebbe ricevuto la bella cifra di trecentomila euro, cinquecento euro per ogni appartamento realizzato nella megaspeculazione edilizia di Villa Rosina a Trapani, grazie alla provvidenziale firma dell'allora assessore regionale al territorio che firmò il mutamento di destinazione d'uso di un'area da verde agricolo a zona edificabile modificando gli indici di edificabilità nel contesto del piano di regolatore.
E suo sarebbe lo zampino anche nell'appalto della funivia Trapani- Erice e in tutti quei lavorti che gli imprenditori direttamente in contatto con il capomafia latitante Matteo Messina Denaro erano in grado di aggiudicarsi.

Altri tre di loro, Filippo Coppola, Francesco Bica e Francesco Orlando, quest'ultimo già segretario particolare del politico, sono finiti questa mattina in manette insieme a Pellegrino mentre un altro ordine di cattura è stato notificato in carcere al capomandamento di Trapani Francesco Pace.

L'inchiesta di oggi rende giustizia anche alla battaglia dell'ex prefetto di Trapani Fulvio Sodano, oggi gravemente ammalato, che comprese subito i tentativi dei boss di appropriarsi della "Calcestruzzi ericina", l'azienda confiscata al capomafia Francesco Virga. Ampiamente boicottata dalle imprese interessate ai lavori per la realizzazione delle opere per l'America's Cup, la "Calcestruzzi" stava per andare in fallimento in amministrazione giudiziaria.
Al direttore amministrativo dell'agenzia per il demanio di Trapani, Francesco Nasca, i mafiosi avevano dato il compito di sottostimare il valore dell'azienda per consentirne l'acquisto da parte di un altro imprenditore colluso, Vincenzo Mannina, ora finito in manette nel blitz della notte scorsa. A lui gli inquirenti hanno sequestrato beni per dieci milioni di euro.

Un'indagine-terremoto per Trapani alla vigilia della campagna elettorale anche perché si prevedono nuovi sviluppi dopo i numerosi avvisi di garanzia che sono stati notificati oggi ad altri politici locali.
   dal sito www.repubblica.it

Comunicato dei Verdi di Palermo sull'arresto di Pellegrino:

Palermo. 4 Aprile.
"L'arresto di Pellegrino getta un'ombra inquietante anche sulle vicende del
piano regolatore generale di Palermo approvato
durante la sua gestione dell'Assessorato Regionale Territorio e Ambiente" -
dichiara Alberto Mangano, Presidente cittadino dei Verdi ed ex Assessore
all'Urbanistica della Giunta Orlando.
"Sarebbe opportuno che la magistratura si occupi anche del decreto con il
quale fu approvato il piano regolatore generale di Palermo che modificò gli
indici di edificabilità e alcune destinazioni d'uso in difformità al
progetto originario".
"Visti i capi d'imputazione che hanno motivato l'arresto di
Pellegrino -continua Mangano - è legittimo domandarsi quali interessi avesse
voluto favorire Pellegrino nella città di Palermo".
Conclude il Presidente cittadino dei Verdi: "L'ammistrazione Cammarata in
materia edilizia e urbanistica ha sostenuto e condiviso le scelte del
P.R.G., modificato da Pellegrino, tanto da non procedere alla pubblicazione
della nuova versione del Piano, impedendo ai cittadini di presentare le
osservazioni e opposizioni previste dalla legge".

Ufficio Stampa dei
Verdi
Francesco Pignato

( 4 aprile 2007 )



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