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AL VOTO   (editoriale di Salvo Vitale sulle elezioni europee)

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Ci siamo:  Sabato 6 giugno, dalle ore 15.00 alle ore 22.00, e domenica 7 giugno, dalle ore 7.00 alle ore 22.00, si svolgeranno le operazioni di voto per le elezioni dei 72 membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia, e inoltre le elezioni dei presidenti e dei consigli di 62 province e dei sindaci e dei consigli di 4.281 comuni (di cui 30 capoluoghi di provincia). Dei circa 50 milioni di elettori aventi diritto è presumibile che andranno a votare poco più della metà: tale percentuale potrà subire qualche lieve crescita a causa  della coincidenza delle europee con elezioni comunali e provinciali, che solitamente mobilitano molti elettori altrimenti distratti. Anche perché queste elezioni si sono dimostrate inconsistenti, sia per la qualità dei contenuti, sia per l’indifferenza stessa ai temi europei che ha caratterizzato molti candidati. Di tutto si è parlato, fuorchè d’Europa: i gossip del Presidente del Consiglio italiano, tra Noemi, Veronica, Pier Silvio e altri della stessa famiglia hanno riempito intere pagine, spesso su giornali di centrodestra, che se ne sono serviti come trappola in cui far cadere i giornali di tendenze opposte, per poi accusarli di menzogne, di calunnie e di insipienza politica. L’attuale strategia cannibalesca di giornali e telegiornali è terribile e presenta aspetti patologici tipici di un sistema politico malato.

 

Il governo italiano, per bocca del ministro alle politiche europee Andrea Ronchi, sarà l’unico tra i Ventisette dell’Unione Europea a non aderire alla campagna finanziata dall’europarlamento in vista delle prossime elezioni europee. Perché?  Un breve comunicato del ministero spiega che, , il governo ha giudicato i contenuti della campagna < non idonei a migliorare la percezione e la conoscenza dei valori e delle opportunità derivanti dall’appartenenza all’Unione Europea>. Che cosa di tutto questo non piace al nostro governo?.  Forse  il fatto che i manifesti incriminati suggeriscono che si può anche non volere frontiere sbarrate o che si può considerare pericolosa la raccolta di massa delle impronte digitali. La lungimiranza del ministro Ronchi ha scorto in quei manifesti pericoli e inadeguatezze che sono sfuggite al Parlamento europeo e agli altri ventisei governi. Ma la spiegazione è più semplice: Visto che la campagna spiega ai cittadini come, eleggendo i loro deputati, contribuiscono a decidere il proprio futuro, si può ipotizzare che essa inculchi l’idea che il voto debba essere indirizzato a personalità che, una volta elette, andranno a lavorare in Europa. Niente di più falso. Berlusconi, infatti, ha già deciso di presentare ovunque come capolista se stesso e i ministri del suo governo, che ovviamente non hanno alcuna intenzione di andare a Bruxelles o a Strasburgo. Ed ecco allora che il richiamo al legame diretto tra i voti espressi, i deputati eletti, e il loro mandato politico diventa un messaggio imbarazzante. Ronchi e Berlusconi non hanno  nessuna voglia di spiegare agli elettori che chiederanno  il loro voto, ma poi se ne resteranno a Roma . E poi esiste la vecchia logica boiarda: gli elettori, meno sanno,meno riflettono e meglio si lasciano convincere da chi vende fumo e illusioni.  

 

In tutta Italia sono presenti 18 liste, molto meno delle 35 presenti in Spagna o delle 34 in Inghilterra. Nella circoscrizione “Isole”, cioè Sicilia e Sardegna, sono presenti 14 liste, alcune delle quali proprio curiose, come la lista di una certa Daniela Melchiorre, che dovrebbe rappresentare  un non meglio identificato partito di  Liberal democratici-Movimento associativo italiani all’estero, o come la lista degli irriducibili comunisti zoccolo duro del Partito comunista dei lavoratori di Ferrando. Lo sbarramento del 4%, deciso, d’amore e d’accordo,  da Berlusconi e Veltroni, taglia automaticamente fuori alcuni partiti: alcuni, come gli autonomisti del presidente della Regione Sicilia Lombardo, hanno capito la manovra e hanno messo insieme  un’accozzaglia eterogenea di varie sigle, come l’Mpa, la Destra, il Partito dei Pensionati e l’Alleanza di centro. Altri, secondo la logica del “voler perdere a qualsiasi costo”, pur di non rinunciare al proprio integralismo ideologico, si presentano ognuno per i fatti suoi, sapendo bene che rimarranno tutti a casa, perché divisi non arriveranno mai alla soglia del  4%. E’ il caso di Sinistra e Libertà, (con uno strano simbolo che, graficamente, ricorda quello del Pdl, anche nella Libertà), lista che va per i fatti suoi rispetto a quella dei compagni, da cui si è separata, di Rifondazione e Pdci, i quali, finalmente si sono riappacificati, ma difficilmente potranno tornare al Parlamento europeo. Anche gli irriducibili del già citato partitino Comunista  dei lavoratori di Ferrando, stanno là solo per contarsi e gioire dell’eventuale 0,4% che riusciranno a strappare ai compagni rifondaroli, impedendo loro di essere eletti. Come diceva il pittore Stefano Venuti nel film “I Cento passi”, “Noi siamo condannati a perdere perché ci piace essere divisi. Ci piace”. Difficile trovare spiegazioni a questo autolesionismo, ma la cosa risale addirittura ai tempi di Carlo Marx. Così come difficilmente possono farcela liste come quella dei radicali, dove la parola “radicale” è microscopica rispetto alle cubitali lettere di Bonino e Pannella, la lista dei Socialisti uniti, con due garofani di forma diversa, mentre gli altri residui socialisti si candidano con “Sinistra e Libertà”, o le liste degli irriducibili camerati di Forza Nuova e Fiamma tricolore, che sognano un ritorno del fascismo mussoliniano, quando ormai è di moda quello berlusconiano. Qualche speranza c’è per l’Italia dei Valori , per l’UDC di Casini e per la lista Autonomia di Lombardo, ma staremo a vedere se il caterpillar del PDL sommergerà, come già altre volte, le residue speranze di presenza politica delle forze minori. Sulla candidatura nel PD di Rita Borsellino e di Rosario Crocetta spenderemo poche parole: sono due persone serie e, al momento, in Italia non c’è spazio per le persone serie, perché abbondano i buffoni. Singolare invece il caso del Berlusconi nazionale che si candida come capolista in tutte le circoscrizioni, pur sapendo che, per legge un capo del governo non può sedere, come tale, al parlamento europeo: i casi sono due: o il Berlusca sta progettando di espatriare a Strasburgo, prima che sia troppo tardi, ipotesi comunque improbabile, oppure che  mette in gioco il proprio nome, sicuro che gli italiani sono tanto ubriachi della sua persona da votarlo lo stesso, anche se non potrà mai sedere in un seggio del parlamento europeo. E comunque, tra quattro giorni sapremo: Bossi e Berlusca sono convinti che, con una valanga di voti sommergeranno tutti, Franceschini “tiene na speranzella” di frenare la deriva del suo partito, l’UDC spera invece sempre nei voti di Cuffaro e dei suoi amici, Lombardo si ritrova contro, incazzati come iene, i membri di quell’alleanza di centro destra che lo aveva eletto governatore della Sicilia, i “compagni”  continuano a litigare, Di Pietro spera di portare in Europa il solito Leoluca Orlando, o, in sua vece, Sonia Alfano, alla quale alcuni non perdonano di avere partecipato, qualche anno fa, a un convegno dei fascisti di “Forza Nuova”. E a Partinico? Tutto dorme, ma sotto sotto, aumma aumma si lavora per gli amici, per i compari e per coloro che, pur non avendo niente a che spartire con la gente comune, sono da questa scelti come portabandiera delle loro speranze e delle loro illusioni. I muri sono imbrattati , un giorno sì e un giorno no dalle facce di Saverio Romano e di Antonello Antinoro: segue a ruota un certo Iacolino, che da queste parti sembra aver trovato qualche sostenitore, e qualche sparuto manifesto del PD o di Rifondazione. A Cinisi invece c’è un gran fermento, tutte le case sono passate a setaccio da cercatori di voti e aspiranti sindaci, se ne contano cinque, tutti a promettere la resurrezione del paese e la sua proiezione ai vertici mondiali: si spera che non sia come lo era una volta, ai tempi felici di don Tano.  Buon voto a tutti.    

( 6 giugno 2009 )



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