Una carriera tutta in discesa, quella di Sgarbi. Prima sottosegretario, poi assessore a Milano, ora sindaco di Salemi. Prevediamo che il suo prossimo lavoro sarà quella di venditore di balle e bufale ai poveri fessi e agli ingenui che vorranno acquistarle. Dal berlusconismo Sgarbi ha acquisito la concezione dell’apparire, di far credere che qualcosa trasmessa attraverso l’immagine sia verità. Per cui si preoccupa di esibirsi nelle televisioni del suo capo e di esternare le caratteristiche di personaggio scontroso, violento, rissoso, convinto di affermare la propria posizione o le proprie idee con qualsiasi mezzo, anche con l’intimidazione e l’ingiuria. Diverse volte ha dovuto pagare, con salatissime multe, per decisione dei tribunali, queste sue intemperanze. Eppure, malgrado la sua tracotanza è sempre ricercato in certe trasmissioni per semideficienti. Non si sa a chi dei salemitani è venuta in testa l’idea di candidarlo a sindaco, ma se in quel paese è stato votato da un buon numero di persone, vuol dire che i suoi abitanti hanno il sindaco che si meritano. Nelle sue smanie esibizionistiche Sgarbi ha nominato assessore Oliviero Toscani, noto esperto di sketch pubblicitari, il quale non ha resistito molto ed è tornato al suo paesello. Dopo di che ha dato il via a un’oscena campagna che voleva dimostrare che la mafia non esiste, forse perché egli, da ferrarese, non è in grado di vederla: dopo ha ripiegato sull’affermazione che la mafia non esiste più a Salemi, “comune demafizzato” e che i mafiosi sono ormai tutti in galera o morti. Pertanto si è affrettato a inventarsi un museo della mafia, come se la mafia fosse ormai roba da museo. Si tratta di fotocopie di articoli di giornali e di “volti di mafiosi”. Non è chiaro quanto, nella scelta dei volti, sia stato ispirato dal pittore Gaetano Porcasi che, nel 2008, in occasione dell’inaugurazione della Cantina Borbonica,a Partinico, gli regalò un libro con i suoi quadri dal titolo “Volti, colori, memoria”. (vedi foto). In ogni caso il nostro ha voluto precedere, se non vogliamo dire “bruciare” Corleone, che al progetto di un museo sulla storia della mafia e sulle sue vittime, illustrato con i quadri di Porcasi, lavora da alcuni anni, e sta installando il museo nella casa che fu di Bernardo Provenzano. Niente da fare con le poche e deludenti cose esposte da Sgarbi, che il presidente della Repubblica si è apprestato a benedire, nel corso della sua visita a Salemi, troppo frettolosamente definita “prima capitale d’Italia”, a seguito delle manifestazioni per i 150 anni dell’Unità. E così ormai Sgarbi può lanciare e promuovere la sua immagine come quella di nuovo e secondo Garibaldi. Almeno fino a quando i salemitani non gli daranno un calcio in culo, visto che a Salemi non sta mai e quelle poche volte che si fa vedere si fa pagare dal comune tutte le spese di viaggio e di soggiorno.
(Salvo Vitale)