(Salvo Vitale)
Non cento, ma appena 20 passi dividono la “Casa della legalità”, già proprietà di Bernardo Provenzano, da quella dei suoi fratelli. Stessa strada, anzi stesso cortile, quasi nascosto in uno dei vicoli della Corleone storica. La casa, rimasta per quattro anni abbandonata, dopo la confisca, è stata restaurata e arredata con 120 mila euro provenienti dal PON sicurezza, integrati con somme stanziate dal comune di Corleone. Il 15 agosto, in un orario impossibile, cioè intorno alle 13, sarà ufficialmente inaugurata dal ministro degli interni Maroni, dopo la sua visita a Palermo, nel corso della quale, assieme a Berlusconi, decanterà i suoi meriti nella lotta alla mafia e nella cattura dei latitanti, attribuibili non al lavoro delle forze dell’ordine e dei magistrati, ma all’operato del governo . Sulla mancata visita del pornoduce a Corleone si è scatenata una ridda di ipotesi: c’è chi dice, come ha insinuato Pino Maniaci, che avrebbe dovuto salutare troppi amici, a qualcuno dei quali rendere conto di qualche mancata promessa, come l’abolizione del 41 bis, c’è chi sostiene che, siccome i corleonesi sono gelosissimi delle loro donne, il premier non avrebbe potuto consentirsi uno sguardo o una toccatina di “minne” senza rischiare la pelle, c’è chi sostiene, poiché il sindaco Jannazzo è un fedelissimo di Fini, il Berlusca, con la sua assenza, avrà voluto fargli uno sgarbo, c’è chi parla di una connaturata repulsione del pluridenunciato presidente nei confronti del termine “legalità”, c’è infine chi ha il sospetto che, data la forza del sole corleonese di ferragosto, “testa d’asfalto” non ha voluto correre il rischio di vedere liquefarsi tutte le porcherie che gli spalmano addosso per farlo sembrare bello e giovane. In ogni caso il sovrano sarà rappresentato dal suo fedele servo Gianni Letta, Maroni rivendicherà a sé il merito di avere stanziato il finanziamento per il restauro, il sindaco spera di ottenere qualche altro gruzzolo per ulteriori ripristini legali in quella che fu la capitale della mafia. La casa è stata arredata con i quadri del pittore Gaetano Porcasi che, attraverso una quarantina di tele, ha illustrato il percorso della mafia dai tempi dei Fasci Siciliani, di cui il sindaco corleonese socialista Bernardino Verro fu uno dei leaders, al ruolo complice dei servizi segreti americani con la mafia, alla strage di Portella della Ginestra, alle lotte sostenute da Placido Rizzotto, per la conquista, da parte dei contadini, dei feudi incolti, alle carriere mafiose di Navarra e di Luciano Liggio, alle intese tra politica e mafia, alle innumerevoli vittime susseguitesi negli ultimi sessantanni, alla cattura dell’ala stragista dei Corleonesi di Totò Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca e altri assassini della stessa cosca, al contributo di Peppino Impastato, di Mauro Rostagno, di Pio La Torre, di Chinnici, Falcone, Borsellino, di Giovanni Paolo II, di padre Pino Puglisi, per arrivare agli ultimi arresti dei Lo Piccolo, in una lunga rassegna in cui gli eventi storici si legano con il pregio artistico.
Nel progetto originario è previsto che la “Casa della Legalità” diventi un punto di aggregazione dei vari movimenti antimafia, mentre al pian terreno è stata allestita una “bottega” gestita dall’associazione Libera, con i prodotti delle terre confiscate alla mafia e lavorate dalle cooperative Placido Rizzotto, Lavoro e non solo e Libera Terra che, negli ultimi anni, stanno offrendo un lavoro “legale” ai corleonesi , a dimostrazione che un’economia non legata alla mafia, anche nella gestione della terra, è possibile. L’Associazione Culturale Peppino Impastato-Casa Memoria di Cinisi si ripropone di aderire a questo progetto.
L’11-08 si è avuto un sostanziale anticipo dell’attività culturale della “Casa della Legalità con un dibattito cui hanno partecipato il sindaco Jannazzo, Giuseppe Crapisi, responsabile del giornale e del sito “Dialogos”, Enrico Bellavia, di “La Repubblica”, Pino Maniaci, direttore di Telejato e Salvo Vitale, presidente dell’Associazione Culturale Impastato. Si è parlato delle varie esperienze d’informazione e di comunicazione sul territorio e dei limiti che la “legge bavaglio” minaccia di porre all’azione dei giornalisti e dei magistrati. Erano presenti all’iniziativa un gruppo di scout provenienti in gran parte da Roma, che attualmente lavorano volontariamente nelle terre confiscate e hanno già visitato a Cinisi la casa di Peppino Impastato.