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Periodo 68/73

L’adesione a Lotta Continua

Sono anni d’intenso travaglio interiore alla ricerca di una rielaborazione non facile per tutto il gruppo. Cinisi completava allora lo snaturamento della sua struttura sociale ed economica, prendeva decollo lo sviluppo edilizio, completamente in mano alla mafia.
Della vecchia struttura agricola si perdevano gli aspetti positivi, dall’autonomia personale al rapporto diretto con la natura, ancora incontaminata, mentre rimaneva un sostrato di aspetti deteriori, quali l’incapacità di uscire da certi schemi moralistici e conformisti, il ruolo centrale del maschio nella struttura familiare e in quella ambientale, il rifiuto della novità e dell’organizzazione collettiva, la paura e il rispetto servile per colui che riesce a imporsi in modo tale da rendersi indispensabile nella soddisfazione dei bisogni altrui barattando questa disponibilità alla mediazione con la richiesta dell’asservimento e della svendita della coscienza di chi ne richiede i servigi.
Il lavoro politico di quegli anni non perdeva di vista i fatti nazionali: il dibattito sulla rivolta di Reggio Calabria indusse ad individuare nel problema del Sud, nei suoi mali antichi e nuovi, dall’emigrazione alla disoccupazione, al sottosviluppo, alla mafia, il nostro campo naturale d’analisi e d’intervento, mentre il momento della controinformazione sulla strage di Piazza Fontana portò al centro dell’attenzione la figura di Valpreda e la scelta di appoggiare la sua candidatura nelle liste del Manifesto, alle elezioni nazionali del 72. L’ipotesi di una scelta istituzionale si rilevò perdente per l’estrema dispersione di voti nelle varie liste di sinistra, dal Manifesto, al MPL, al PCd’I; il PSIUP, malgrado i suoi 600.000 voti non riuscì a conquistare la rappresentazione parlamentare.
Peppino con Danilo Dolci
"Peppino con Danilo Dolci"
Alle elezioni comunali del 72 il gruppo di Peppino fece confluire i suoi voti nella lista del PCI, unica forza di sinistra n lizza, contribuendo, ma chi poteva prevederlo, all’elezione di un consigliere che poi doveva portare a compimento il primo esempio nazionale di compromesso storico e contribuire all’avvio del saccheggio del territorio dal 74 in poi.
Sul finire del 72 Peppino si era avvicinato a “Lotta Continua”; la scelta sembrava quasi obbligata, per la fase di scioglimento che attraversavano allora tutti i gruppi marxisti-leninisti. Lotta Continua esercitava una forte capacità d’attrazione per tutti coloro che, come Peppino, avevano alle spalle forti esperienze politiche: non offriva severi rituali di militanza, prevedeva una linea d’assalto, ma era vicina ai problemi della gente e operava concretamente nel sociale.
Lotta Continua si poneva come area di sintesi: la sua matrice libertaria, le capacità dialettiche e teoriche di Mauro Ristagno, gli attivi politici, la scelta di una serie di campi d’azione, dai “proletari in divisa”, alle lotte contadine per la casa, alla vigilanza antifascista, ai mercatini alternativi, al tema del lavoro nero degli edili, trovarono Peppino impegnato in primo piano, con l’entusiasmo che lo caratterizzava al momento dell’azione.
Ma lasciamo il commento di questo periodo ai pochi appunti autobiografici di Peppino:
“Mi trascinai in seguito, per qualche mese, in preda all’alcool, sino alla primavera del 72 (assassinio di Feltrinelli e campagna per le elezioni politiche anticipate). Aderii, con l’entusiasmo che mi ha sempre caratterizzato, alla proposta politica del gruppo del “Manifesto”: sentivo il bisogno di garanzie istituzionali, mi beccai soltanto la cocente delusione della sconfitta elettorale.
Furono mesi di confusione e disimpegno, mi trovavo di fatto fuori dalla politica.
Autunno 72. Inizia la sua attività il Circolo Ottobre a Palermo, vi aderisco e do il mio contributo. Mi avvicino a “Lotta Continua” nell’estate del 73, partecipo a quasi tutte le riunioni di “scuola quadri” dell’organizzazione, stringo sempre più rapporti con Ristagno: rappresenta per me un compagno che mi da garanzia e sicurezza: comincio ad aprirmi alle sue posizioni libertarie, mi avvicino alla problematica renudista.
Si riparte con l’iniziativa politica a Cinisi, si apre una sede e si da luogo a quella meravigliosa, anche se molto parziale, esperienza di organizzazione degli edili. L’inverno è freddo, la mia disperazione è tiepida. Parto militare: è quel periodo, per altro molto breve, il termometro del mio stato emozionale: vivo 110 giorni in continuo stato di angoscia e in preda alla più incredibile mania di persecuzione”.
A questo punto il breve memoriale di Peppino si Interrompe.